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- Data di creazione 07/04/2026
- Ultimo aggiornamento 14/04/2026
CRISI COMUNALE E LOTTA PER LE INVESTITURE: DUE POLI DI POTERE IN MUTAMENTO
Nel corso del XIII secolo la conflittualità all’interno dei Comuni cominciò a minare la natura stessa del patto politico e sociale che univa i cittadini al suo interno, a sua volta sempre più suddivisi in popolo grasso e popolo minuto (il popolo grasso con imprenditori, grandi mercanti, banchieri e il popolo minuto con artigiani, bottegai, piccoli commercianti).
L’arroganza delle consorterie (all’interno di uno stesso Comune, per tutelare i propri interessi, i nobili si riunirono in fazioni familiari) e le richieste sempre più divergenti fra l’alta borghesia dei mercanti-banchieri, che volevano mano libera, e la piccola borghesia degli artigiani, che invece chiedeva norme di difesa corporativa dalla concorrenza e dal libero mercato, si intrecciavano ai rancori e alle vendette reciproche che sempre più spesso opponevano le maggiori famiglie e le fazioni filopapali (guelfi) o filoimperiali (ghibellini).
Nel X e nell’XI secolo, il Papato si scontrò con l’altro potere universalistico del mondo cristiano, l’Impero, per riottenere il potere che aveva sempre esercitato in precedenza, quello di nominare i vescovi, in quella che la storiografia identifica come lotta per le investiture.
Con Ildebrando di Soana (1015-1085), monaco cluniacense diventato papa nel 1073 col nome di Gregorio VII, la lotta per liberare la Chiesa dalla tutela dell’imperatore si trasformò però in scontro tra due opposte concezioni del potere:
• la teocrazia, che voleva il potere religioso superiore a quello politico e che riconosceva al papa la facoltà di eleggere o deporre re e imperatori;
• il cesaropapismo, che sosteneva invece la supremazia del potere imperiale su quello del papa.
La Chiesa riconosceva all’imperatore un potere universale che, al pari di quello del papa, proveniva da Dio, ma doveva riguardare solo l’ambito delle questioni terrene e doveva essere sottoposto anche giuridicamente a quello superiore del papa, inteso come guida suprema della cristianità.
Il dibattito e lo scontro intorno alla natura dei poteri temporale e spirituale e alle loro relazioni proseguirono fino alla metà del Trecento, ma già con il Concordato di Worms (1122), firmato dall’imperatore Enrico V (1081-1125) e da papa Callisto II (1065-1124), che stabiliva che la nomina dei vescovi spettava esclusivamente al papa, si ebbe il primo concreto riconoscimento della separazione tra la sfera d’azione della Chiesa e quella dello Stato.

Centro Studi Primo Carnera a Pordenone