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  • Data di creazione 03/02/2026
  • Ultimo aggiornamento 03/02/2026

DALLA CRISI DELLA POLIS ALLA CONQUISTA DI ROMA

Il mondo della pólis, tra solidarietà e senso di appartenenza

Sino all’ascesa di Filippo il Macedone, la storia della Grecia era coincisa in ogni senso con quella delle sue città, le cui vicende erano state sempre più contrassegnate dalla partecipazione dei cittadini alla vita politica. Risulta quindi evidente quale profondo rivolgimento abbia comportato la fine della pólis per l’intero mondo greco.

In passato tutto era stato definito in funzione della città: l’economia, la struttura sociale, i valori morali, la libertà, la cultura, la religione. In altri termini, la pólis aveva rappresentato l’orizzonte prossimo del pensare e dell’agire individuali e collettivi, la zona intermedia – controllabile e rassicurante – tra l’individuo e il mondo, si consolidava il sentimento di appartenenza a un mondo piccolo ma compiuto, tendenzialmente autosufficiente.

Al di là di questo orizzonte si apriva invece l’area dei rapporti incerti ed effimeri delle alleanze, dei traffici e dei commerci, delle colonizzazioni, delle guerre di conquista.

 

La nuova dimensione individuale dell’éthos

La fine della pólis, con il trasferimento del potere decisionale presso la corte del monarca, comporta l’indebolirsi non solo del sentimento di appartenenza, ma anche del senso di responsabilità e della libertà che si erano formati, attraverso molte generazioni, fino a diventare le condizioni normali e naturali del cittadino.

Estromesso dalla vita politica, da “cittadino” divenuto “suddito”, l’uomo greco deve ripensare interamente la propria esistenza. Scopre così che non contano più le “virtù civiche”, ma solo le abilità tecniche e le capacità professionali, e che, col dilatarsi a dismisura dei confini del mondo, l’éthos non può più coincidere con la dimensione politica, ma si restringe all’ambito individuale. L’uomo ellenistico, alla ricerca di una nuova identità, la ritrova nella propria individualità, inedito orizzonte esterno alla dimensione della pólis, cementata da stretti legami comunitari.

 

«Cura di sé» e distacco dalla politica

Sul piano della riflessione politica, questa lacerazione interna all’identità dell’uomo ellenistico ha come riflesso l’affermazione dell’ideale cosmopolitico: alla scomparsa della pólis si risponde con un modo di intendere la cittadinanza che varca i limiti territoriali della città-stato greca e si apre al mondo intero.

L’etica ellenistica è «cura di sé», interamente volta al «benessere» dell’individuo: personaggio singolo, elitario, al quale lo spazio politico appare tutt’al più come possibilità da valutare e da sorvegliare attentamente, mai come spazio privilegiato dell’agire.

 

Libertà e autosufficienza

L’esperienza generalizzata dell’assoggettamento politico, dovuta alle nuove forme del potere, produce la consapevolezza dell’uniformità degli uomini, che mina alle radici ogni pregiudizio sulla differenza per natura tra individuo e individuo e liquida – almeno in teoria – persino ogni legittimazione della schiavitù.

Nel contempo, però, questa esperienza pone il problema della libertà in termini del tutto nuovi. Dopo la dissoluzione della pólis la libertà non può più fondarsi che su una nuova riflessione intorno all’io sciolto dai legami politici e lasciato a se stesso. Il problema della libertà assume cosi una valenza individuale, tutta interiore. Da qui deriva non solo la centralità della dimensione morale separata da quella politica, ma anche la tendenza a ricercare le condizioni che consentano all’individuo di badare a se stesso, di essere autosufficiente.

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