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- Data di creazione 08/11/2025
- Ultimo aggiornamento 08/11/2025
FRANCESCO CRISPI E LA POLITICA IMPERIALISTA
Negli anni '80 del XIX secolo l’Italia intraprese la sua avanzata coloniale spinta da un misto di ambizione e da un complesso di inferiorità nei confronti delle altre potenze europee, nascondendosi dietro la solita giustificazione della missione civilizzatrice.
Le mire espansionistiche del Paese furono indirizzate verso il Corno d’Africa, e più precisamente verso l'Impero d'Etiopia, nonostante la regione fosse una delle poche del continente ad avere una struttura statale forte e fosse dotata di un esercito organizzato.
Quando l'Italia iniziò a conquistare territori costieri, si rese necessario definire i rapporti tra i due Paesi. Il 2 maggio 1889 fu stipulato fra il Regno d’Italia e l’Impero d’Etiopia un trattato internazionale passato alla storia come il Trattato di Uccialli, che di fatto riconosceva le acquisizioni territoriali italiane.
Il trattato, redatto in lingua italiana e amarica, presentava però un articolo controverso (l’articolo n. 17) che nella versione italiana sembrava porre un vincolo importante all'impero etiope: se avesse voluto stabilire rapporti con potenze terze, sarebbe prima dovuto ricorrere al governo di Roma, in sostanza un vero e proprio protettorato (forma di tutela politica e militare esercitata da uno Stato su un altro, tipico strumento della politica di espansione coloniale di fine ‘800-inizio ‘900).
Nella versione amarica invece il ricorso all’intermediazione era visto come una semplice probabilità.
La successiva notifica del trattato da parte di Francesco Crispi (l’allora presidente del Consiglio) alle potenze firmatarie dell’atto di Berlino e il fatto che l’Etiopia allacciò relazioni diplomatiche con l'Impero russo e con la Francia in maniera autonoma e senza darne preavviso all'Italia, avviò la catena di eventi che portarono alla disfatta italiana.

Centro Studi Primo Carnera a Pordenone