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- Data di creazione 14/03/2025
- Ultimo aggiornamento 18/09/2025
LA BATTAGLIA DI CAPORETTO
L'attacco austro-tedesco iniziò il 24 ottobre, alle 2 di notte, con una violenta preparazione di artiglieria. All'alba, la 12ª Divisione germanica, giunta da Tolmino, sfondò la linea italiana e, percorrendo la valle dell'Isonzo, a tergo della difesa avanzata, raggiunse Caporetto alle ore 15. Al seguito di questa Divisione, il corpo alpino tedesco nella giornata conquistò tutta la regione orientale del Kolovrat, caposaldo della seconda linea italiana. Il movimento delle prime due unità germaniche fu immediatamente seguito da altre 5 Divisioni. La sera del 24 ottobre era stata già aggirata la destra della 1 e 2ª linea di difesa, da Tolmino a Kolovrat, e superato il centro della 3ª linea a Caporetto. L'indomani gli austro-tedeschi diedero ampio respiro alla loro manovra oltrepassando l'Isonzo a Saga e spingendosi verso Monte Maggiore. A nord, la 10ª Armata austriaca mosse verso il Tagliamento; al centro, le truppe al seguito della 12ª Divisione tedesca, da Caporetto raggiunsero la cresta laterale del Matajur; l'ala sinistra del dispositivo di attacco nemico puntò dal Kolovrat sulle strade di Cormons e di Cividale. Superate, nella giornata del 26, quasi tutte le posizioni difensive montane, la 14ª Armata, giunta in pianura, puntò su Cividale, mentre la 102, a nord, raggiunse la valle del Fella. La 2ª Armata iniziò anch'essa l'offensiva sul Carso. Alle ore 2 del 27 ottobre il Comando Supremo italiano ordinò il ripiegamento generale. Era stata scelta, quale prima linea di resistenza, quella del Tagliamento; ma già si valutava la necessità di ritirarsi sino al Piave, che sin dalla fine del XIX secolo la pianificazione operativa italiana riteneva la linea di maggior rendimento al fine di arrestare una spinta austriaca che dal Friuli avanzasse in direzione di Treviso e di Venezia. Su questa linea si portarono, seguendo l'alta valle del Piave, la 4ª Armata e il Corpo della Carnia, andato poi per la maggior parte catturato. Forti e salde retroguardie e le Divisioni di Cavalleria diedero protezione al movimento dei resti della 2ª Armata e dell'intera 3ª Armata che correvano il grave pericolo di essere anticipati e aggirati dal nemico incalzante sul Tagliamento.
La strenua difesa lungo il Piave
Su questa linea fu imbastita una prima difesa, che resse l'urto dal 31 ottobre al 4 novembre, e una seconda resistenza fu opposta sulla linea del Livenza, tenuta sino al giorno 8 novembre. Nella giornata del 9, tutte le truppe superstiti avevano raggiunto la sponda destra del Piave, dove una parte del Regio Esercito si era schierata per far fronte all'invasore. II Comando tedesco decise di proseguire ulteriormente l'offensiva, sino alla totale distruzione del nemico. La battaglia d'arresto si sviluppò in due fasi: dal 10 al 26 novembre e dal 4 al 30 dicembre. Nella prima gli Austriaci attaccarono lungo il Piave e il 12 novembre riuscirono a penetrare nell'ansa di Zenson, ma non poterono avanzare oltre. Il 16 novembre passarono il fiume anche a Fagaré ma anche qui furono respinti.
La battaglia sul Monte Grappa
Durissima fu la battaglia sul Grappa, dal 12 novembre in poi, e sull'altipiano dei Sette Comuni, dove un estremo tentativo di sfondare, effettuato il 22 novembre alla presenza dell'imperatore Carlo, fu nettamente respinto. Sul Grappa divisioni austro-ungariche e tedesche della 14ª Armata reiterarono per più giorni violenti attacchi riuscendo soltanto ad impadronirsi, dopo una strenua lotta, di alcune posizioni avanzate. II 26 novembre il Comando Supremo austro-ungarico ordinò la sospensione dell'offensiva. Da rilevare che Cadorna, sin dal 1916, aveva ordinato di realizzare sul Grappa lavori a carattere infrastrutturale e logistico, tra cui una strada camionabile che dalla pianura raggiungeva la cima allo scopo di favorire la difesa del massiccio. Tali lavori erano stati visionati dallo stesso Cadorna agli inizi del mese di ottobre 1917, nel corso di un giro d'ispezione in Trentino. Nel frattempo, erano state riordinate alcune Divisioni e fu possibile al Comando Supremo italiano procedere alla sostituzione di molte delle truppe della 3º e della 4ª Armata che erano rimaste in linea ininterrottamente nonostante le gravi perdite e le condizioni meteorologiche avverse, nelle tragiche giornate della disperata difesa. Il 14 dicembre l'11ª Armata austro-ungarica iniziò la seconda fase attaccando - con 43 battaglioni e 500 cannoni - le Melette, difese dalla 29ª Divisione italiana con battaglioni e 160 cannoni, riuscendo a impadronirsene e costringendo a indietreggiare la linea difensiva su Col d'Echele, Col del Rosso e Monte Valbella. L'11 dicembre la 14ª Armata austro-tedesca riprese l'offensiva sul Grappa: se con durissima lotta essa riuscì a porre piede su Col della Berretta, Col Caprile, Monte Asolone, Monte Spinoncia, non poté però sfruttare questi limitati successi e l'ultimo attacco, sferrato il 19 dicembre, si infranse contro le difese italiane. Un nuovo sussulto offensivo si ebbe sull'Altipiano, dove si svolse la “battaglia di Natale”. II 25 dicembre il 3° Corpo austro-ungarico attaccò il XXII italiano, che disponeva di forze ed equipaggiamenti decisamente inferiori. Un attacco che valse la conquista di Monte Valbella e di Col d'Echele, ma la difesa si consolidò sulla retrostante linea Cima Echar-Monte Melago-Pizzo Razea. La dura battaglia si concluse col confessato disappunto degli austro-tedeschi e con i loro primi insuccessi: già il 30 dicembre la 47ª Divisione francese riconquistò la dorsale fra Monte Tomba e il Monfenera e il 31 le truppe austro-ungariche che erano nell'ansa di Zenson dovettero ripassare il Piave in fretta e furia, sotto l'incalzare dei fanti italiani.
L'epilogo
La battaglia di Caporetto costituì indubbiamente per il Regio Esercito un doloroso insuccesso, che si ripercosse, immediatamente e in un modo assai grave, sull'intera Nazione. La perdita subitanea del Friuli, della Carnia e del Cadore, terre italianissime e densamente abitate - a cui si aggiungeva quella di 300.000 uomini, di 3.000 pezzi di artiglieria e di tutti i magazzini di materiale bellico dislocati tra Isonzo e Piave - fu un colpo gravissimo. Due punti, però, meritano di essere considerati: solo l'andamento geografico della linea di confine tramutò un insuccesso di ordine tattico in una sconfitta di carattere strategico; il Regio Esercito seppe rapidamente porre rimedio, da solo, alla sconfitta di Caporetto che rappresentò un episodio sfortunato, ma non determinante, come tantissimi altri nella storia militare. La ritirata sul Piave, infatti, voluta e condotta con freddezza e lucidità dal generale Cadorna (fu sostituito dal generale Diaz il 9 novembre, giorno nel quale l'azione si concluse), fu un fatto esclusivamente italiano, come fu un fatto esclusivamente italiano la successiva vittoriosa battaglia d'arresto. Infatti, contingenti anglo-francesi, ne frattempo giunti in soccorso dell'Italia, entrarono in linea solo alla fine di dicembre, quando ormai lo sforzo offensivo austro-tedesco si era già esaurito. Fu grazie alla saldezza della linea del Grappa-Piave che il Comando Supremo riorganizzò completamente lo strumento militare, sostenuto dall'intero Paese, con grande sforzo produttivo e con rinnovato vigore morale. La battaglia di arresto combattuta in condizioni critiche, su posizioni non ben preparate e contro un nemico imbaldanzito dalla vittoria e certo di un nuovo successo, fu uno dei più grandi successi della storia dell'Esercito Italiano e dimostrò con chiarezza agli austro-tedeschi che Caporetto fu soltanto una battaglia vinta di una guerra persa, il cui esito doveva ancora essere deciso.
