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- Data di creazione 23/02/2026
- Ultimo aggiornamento 23/02/2026
LA RIVOLUZIONE RUSSA DEL 1917
Nel contesto delle turbolenze politiche e sociali scatenate dal primo conflitto mondiale, la Rivoluzione Russa si distinse come la più aggressiva, la più scioccante e anche la più inaspettata. L'anno 1917, segnato da due rivoluzioni (una a febbraio e l'altra a ottobre), portò al collasso della monarchia zarista e all'ascesa al potere dei bolscevichi. Da quel momento in poi, la Russia, il più arretrato tra i grandi paesi d’Europa, divenne il primo Stato socialista della storia, considerato dai suoi sostenitori come la patria dei lavoratori di tutto il mondo e dai suoi nemici come la prima espressione di società totalitaria.
In realtà, proprio agli inizi del Novecento, già in molti pensavano che il regime assolutistico degli Zar non potesse ancora resistere a lungo, ma nessuno poteva immaginare che la successiva caduta della monarchia avrebbe dato luogo ad un evento rivoluzionario di così grande portata storica. Un evento che aveva nelle sue radici l’incapacità dell’autocrazia di affrontare le crescenti richieste di partecipazione politica provenienti dalla borghesia e dall’aristocrazia liberale e di risolvere la questione agraria e sociale. Tra il 1906 e il 1914, la Russia provò a dotarsi di una sorta di regime semi-rappresentativo, dove alcune libertà politiche e civili vennero parzialmente riconosciute. Ciò nonostante, il regime zarista si mostrò incapace di andare incontro alle sempre più crescenti richieste di contadini e operai.
La situazione già di per sé drammatica collassò nel 1914, con l’inizio della Prima Guerra mondiale. L’Impero russo entrò in guerra a fianco di Francia e Gran Bretagna, contando su una rapida vittoria contro l’Austria Ungheria alleata della Germania. Tuttavia, dopo alcuni successi iniziali, l’esercito zarista si dimostrò inadeguato. Nel frattempo, però, il logorio del conflitto stava colpendo non solo i soldati nelle trincee, ma anche le masse di affamati nelle città. Nel 1917 la condizione catastrofica in cui versava l’economia dell’intero Paese, la carestia che aveva ormai provocato più di due milioni di morti e il vertiginoso aumento dei prezzi dei generi alimentari, portò il popolo in strada a manifestare la propria esasperazione attraverso una violenta rivolta. Da Pietrogrado, le dimostrazioni di piazza dell’8 e del 9 marzo 1917 dilagarono in tutto il Paese, travolgendo il regime zarista. Nicola II abdicò decretando, di fatto, la fine della lunga storia imperiale della dinastia dei Romanov. Dopo la caduta dello Zar, la successione fu assunta da un governo provvisorio liberale presieduto dall’aristocratico Georgij L’vov e da Aleksandr Kerenskij (ministro della guerra) con l’obiettivo di continuare la guerra e la ripresa economica-politica del paese ispirandosi alle strutture occidentali.
Nel frattempo in Russia stavano nascendo delle nuove forze politiche, assai differenti tra loro. La Rivoluzione russa aveva messo in moto un movimento di massa animato da entusiasmo enorme e da visioni utopistiche di emancipazione. Gli operai rivendicavano autorità e i contadini si impadronivano delle loro terre. Per la prima volta, in un paese privo d’esperienze democratiche, operai e contadini venivano chiamati ad esprimere la propria volontà.
Tra i protagonisti dell’appena nata palpitante vita politica russa c’erano i menscevichi e i bolscevichi che abbracciavano le tesi di Vladimir Lenin esposte nel suo libro Che fare?, in cui proponeva la formazione di un Partito rivoluzionario composto dall’avanguardia della classe operaia. Ma chi era Lenin? Nato da una famiglia benestante della classe media, a soli ventitré anni era diventato una figura di spicco nel Partito operaio socialdemocratico russo. Esiliato in Svizzera per le sue idee sovversive, Lenin era da sempre stato il punto di riferimento per coloro che lottavano per maggiori riforme sociali. Grazie al mutato corso degli eventi, nel 1917 tornò in Patria e subito diffuse dieci linee guida (che passeranno alla storia come le “Tesi di Aprile”) nelle quali sosteneva la necessità di uscire immediatamente dalla guerra, di togliere le terre ai proprietari per distribuirle ai cittadini e di affidare tutto il potere ai Soviet. Il partito bolscevico si organizza a discapito del Governo provvisorio Kerenskij intanto aveva assunto la guida del Governo provvisorio, ma gli eserciti russi continuavano a subire in guerra delle sconfitte sempre più pesanti. Anche per questo motivo, il fronte andava sfaldandosi e decine di migliaia di contadini russi disertavano le trincee e tornavano nelle campagne. L’influenza dei bolscevichi sulle masse degli operai e dei soldati si andava allargando ed essi conquistarono la maggioranza nei Soviet . L’autorità del Governo provvisorio era a pezzi e i bolscevichi in quel momento costituivano l’unico partito saldamente organizzato e in grado di prendere il potere. Così, a fine ottobre, in una drammatica riunione del Comitato centrale di Partito, si decise di rovesciare il governo Kerenskij. Alcuni dirigenti erano contrari, mentre un leader influente accese gli animi alla rivolta: Lev Trockij. Proveniva dalla sinistra menscevica, venne eletto presidente dei Soviet di Pietrogrado e fu l’organizzatore e la mente militare dell’insurrezione che da lì a poco avrebbe cambiato radicalmente la storia della Russia.
Il piano insurrezionale preparato meticolosamente funzionò alla perfezione: in poco tempo la Guardia Rossa riuscì a occupare i punti strategici principali della città conquistando il Palazzo d’Inverno, residenza invernale dello Zar e ora sede del Governo provvisorio. Con questo gesto rivoluzionario, nell’arco di una giornata i bolscevichi s’impadronirono anche del potere, costringendo Kerenskij a una fuga precipitosa. Le resistenze furono assai deboli e l’intera operazione risultò quasi senza spargimenti di sangue, eccezion fatta per la famiglia Romanov che venne sterminata poco tempo dopo. Il giorno successivo il tumulto divampò a Mosca e in tutte le altre grandi città russe. Era il trionfo della cosiddetta Rivoluzione russa o Rivoluzione d’ottobre. Nei giorni successivi, a Pietrogrado venne costituito un nuovo Governo rivoluzionario composto da bolscevichi di cui Lenin era presidente. Il nuovo potere tendeva a garantirsi l’appoggio delle masse contadine, accontentandole nelle loro aspirazioni più elementari. Ma la vera priorità era quella di uscire da una guerra che stava portando l’intero Paese all’annientamento economico.

Centro Studi Primo Carnera a Pordenone